lunedì 20 luglio 2009

FATTO DI CRONACA








CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

30 GIUGNO 2009

di Stefano De Stefano

Era la prima volta che Arturo Cirillo si misurava con Viviani. Una tappa importante nella carriera del regista stabiese, che si era rivolto al repertorio partenopeo soltanto per uno Scarpetta giovanile ( "Mettiteve a ffa' l' ammore cu mme" ) e un Petito (il " Don Fausto" ). Entrambi lavori di forte impronta farsesca con una spolverata di stilizzata visionarietà così cara all' universo di Cirillo. Stavolta invece, in <>, che ha concluso all' Auditorium di Scampia la seconda edizione del Napoli Teatro Festival, di fronte c' era un testo ancorato alla realtà (vedi il titolo) con una delle tante storie drammatiche della Napoli di ieri e di oggi. Non a caso la morte della fedifraga (omicidio o disgrazia?) viene di fatto trasferita ai giorni nostri, come indicato ad esempio dalle divise dei poliziotti protagonisti del finale. Circostanza che non attenua la vis tragica dell' ambientazione originale, qui ridotta a forme più minimali, ma non per questo più sbiadite. E grazie al ritmo corale vertiginoso impresso dalla regia e ai ragazzi in scena, studenti del corso Punta Corsara, eccetto i due professionisti Salvatore Caruso (Don Giovanni padre di Clara) e Rosario Giglio (Arturo marito di Clara). Perchè la vera sorpresa sono i più giovani, come Vincenzo Nemolato, uno <> che con i suoi tic conquista il centro della piéce,
Maddalena Stornaiuolo, una Clara che tiene insieme fascino e paura, e Giuseppina Cervizzi (la mamma di Scemulillo) che sembra ritagliata dalla grande tradizione del teatro eduardiano.




OLTRECULTURA.IT

27 LUGLIO 2009

di Melania Costantino

Come ogni opera ‘vivianea’, nel rispetto di un testo atto a testimoniare le vicende umane del popolo carnale, nel continuum con i più classici degli schemi della tragedia greca, in cui lo spettatore si trova ad essere coinvolto con terrore o pietà ad una vicenda che potrebbe o sarebbe potuta essere patrimonio del proprio vissuto, si innesta egregiamente lo Studio su Fatto di cronaca di Raffaele Viviani a Scampia, a cura di Arturo Cirillo.
Il 25, 26, 27, 28 giugno, presso l’Auditorium di Scampia, nell’ambito del Napoli Teatro Festival Italia in collaborazione con il Mercadante Teatro Stabile di Napoli, all’unisono con il pregevole progetto di impresa culturale ‘Punta Corsara’, si è dato vita ad uno spettacolo di notevole valore, poiché commistione di arte, impegno sociale e calore umano.
Il progetto Punta Corsara, promosso dalla Fondazione Campania dei Festival, diretto da Marco Martinelli, ha coinvolto venti ragazzi i quali hanno seguito come attori, danzatori, organizzatori e tecnici, un percorso di formazione triennale di alto spessore.
In tale pièce proprio questi giovani hanno avuto, dunque, l’onere e l’onore di seguire e farsi dirigere da un illustre rappresentante dell’attuale scena teatrale, tale è, per l’appunto, Arturo Cirillo, il quale ha meditato un metodo di approccio trasversale a partire dallo studio del testo di Viviani, per terminare sulle modalità di interazione con e tra i ragazzi ‘corsari’.
Egli, difatti, afferma: ‘abbiamo cercato il più possibile di metterci in ascolto, di cogliere cosa poteva aiutare gli attori a far uscire l’idea che ognuno incominciava ad avere di sé e degli altri, abituando i ragazzi di Punta Corsara ad essere i portatori di suggestioni e di sentimenti, e non semplici esecutori di idee altrui’.
L’ulteriore elemento di profonda rilevanza può indubbiamente essere rinvenuto in relazione all’ulteriore possibilità data a questi ragazzi, i quali hanno potuto relazionarsi e recitare accanto ad attori di ampio respiro e di indiscusso talento: Emanuele Valenti, anche assistente alla direzione artistica di Punta Corsara, e attori storici della compagnia di Cirillo, Rosario Giglio e Salvatore Caruso, i quali hanno donato ulteriore profondità e spessore alla rappresentazione, consentendo di formare un coro perfetto e complice.
Salvatore Caruso, impeccabile nella veste di Don Giovanni, padre di Clara, e poi in quella di Biasiello, padre di Scemulillo, ha portato sul palco la sua consueta mimica, accompagnata da una verve comica preziosa.
Rosario Giglio, nella veste del protagonista Arturo Sammarino, marito di Clara, ha imperato con la propria presenza scenica, priva di sbavature e sorretta dalla necessaria tensione, la quale, palpabile, ha prodotto nello spettatore un profondo sentimento di partecipazione alla vicenda di quell’uomo, prima tradito dalla moglie, poi avvinto dalle maglie della giustizia e dagli equivoci.
L’essere uomo ferito ed ancora ferito, però, non è stato rappresentato attraverso la delineazione di un personaggio ‘pietoso’, ma, al contrario, è stato affrontato per mezzo di un’impostazione che ha esaltato la dignità di un uomo, che, seppur vinto dagli eventi, non china mai il capo, se non nel momento in cui, sul corpo di Clara, le dice ancora ‘malafemmina’. E sì, l’avrebbe anche perdonata. Giglio rappresenta in modo mirato le sensazioni di un personaggio che mai abbassa gli occhi dall’orizzonte.
Tra i giovani attori, seppur tutti degni di nota (Tonino Stornaiuolo, Christian Giroso, Emanuele Valenti, Pasquale De Martino, Gianni Rodrigo Vastarella, Valeria Pollice, Mirko Calemme), spiccano senza dubbio Vincenzo Nemolato, che interpreta ‘Scemulillo’, Giuseppina Cervizzi e
Maddalena Stornaiuolo.
Quest’ultima interpreta Clara in modo confacente al personaggio, sia dando a questo la dovuta sensualità (aiutata indubbiamente da un eccellente moto di percussioni), sia nel darle la giusta fragilità di moglie giovane, sola e volubile nelle lunghe assenze del marito.
Degno di nota nel rivedere questo personaggio, l’ideazione scenica e la scenografia che accompagna la rovinosa caduta della ragazza.
Attraverso le canzoni, che in parte si attengono al testo originario del 1922 e quelle ulteriori scelte dai ragazzi, Giuseppina Cervizzi si è contraddistinta per buone doti canore e per una ancor maggiore capacità interpretativa dei personaggi assegnatele.
Dulcis in fundo, Vincenzo Nemolato il quale, nell’interpretare ‘Scemulillo’ , ha prodotto ammirazione e meraviglia generale. Parole e mimica fluide e padrone di sé stesse, mai rallentate nell’unisono dei propri movimenti, i quali sono risultati sempre adeguati seppur nella loro dinamica.
Si può davvero dire sia nata una nuova stella.
Un plauso doveroso a tutti coloro i quali si sono apprestati alla realizzazione di questo prezioso spettacolo, tra cui, oltre al regista ed agli attori: Dario Gessati, per l’ideazione dello spazio scenico; Gianluca Falaschi, per il coordinamento dei costumi; Francesco De Melis, per la musica; Badar Farok, per il disegno delle luci; Roberto Capasso, come assistente al lavoro con gli attori; Pina Sorrentino, come assistente alle scene ed ai costumi; Enrica Sciandrone per il pianoforte; Davide Abbruzzese, per il suono, e tutti coloro i quali, seppur non nominati sono stati elementi essenziali per la realizzazione di una piéce teatrale fulgente.












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